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I diritti dell’Invalido Civile è la prima testata giornalistica sorta con lo scopo preciso di dedicarsi ai problemi dei disabili. Quando nel 1966 uscì il primo numero del giornale, il concetto stesso di invalidità civile era misconosciuto in Italia: avere un disabile in famiglia veniva considerata una colpa da scontare e si viveva il dramma della disabilità in privato, senza l’aiuto di nessuno.

L’uso della parola “diritti“ per parlare di disabilità fu voluta dal direttore di allora e di oggi, Gianni D’Alfonso, storico collaboratore di Alvido Lambrilli, grande presidente dell’ANMIC, Associazione Mutilati e Invalidi Civili, da lui stesso fondata quando bisognava avere non poco coraggio.

Fu un vero atto rivoluzionario parlare di diritti anche per i dimenticati e gli ultimi, quali erano gli invalidi civili.

Da allora si cominciò a parlare di diritto al lavoro, alla salute, persino alla felicità per persone cui la sfortuna non aveva concesso le stesse condizioni di partenza di tutti gli altri.

Le lotte, le manifestazioni, le storiche marce del dolore a Roma, non tardarono a dare i primi successi.

Dopo cinquanta anni oggi continuiamo ad utilizzare le parole dal sapore antico, come invalido civile, perché la dignità, la bellezza e la forza del nostro impegno assumono forme inevitabilmente diverse, ma hanno sempre lo stesso obiettivo: tutti i cittadini hanno uguali diritti!

 

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Maggio 2010

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